Minimalismo Consapevole: le 3 illusioni sfatate

di Gabriele Tagliavia

 

Il nostro modo di vedere la realtà è spesso influenzato dai nostri concetti e pregiudizi che, come lenti colorate costantemente appoggiate sul naso, filtrano e caratterizzano la nostra esperienza personale e il nostro modo di vivere.

La psicologia buddista definisce questo fenomeno come Illusione, esperienza che rappresenta una delle tre principali cause di sofferenza del genere umano.

Infatti le nostre illusioni riguardo la vita o le nostre relazioni ci spingono ad avere una visione distorta del mondo e, sopratutto, del nostro valore.

Molte di queste illusioni derivano dalla nostra cultura, tramandate dal modo di vivere della società che ci circonda. Altre originano dalla nostra esperienza personale, da eventi unici che solo noi abbiamo specificatamente vissuto.

Il minimalismo vissuto con consapevolezza mette in discussione almeno tre di queste illusioni radicate nella nostra cultura occidentale.

 

1. Noi siamo ciò che possediamo

 

Uno dei primi convincimenti che il minimalismo scioglie come neve al sole è la nostra tendenza ad identificarci con ciò che possediamo.

Se abbiamo capi firmati, le ultime tecnologie a disposizione o case lussuose piene di soprammobili preziosi allora pensiamo di essere migliori di chi questi oggetti non li possiede.

Armadi stracolmi di abiti ci permettono di mutare la nostra identità sulla base del contesto in cui vogliamo adattarci.

E' il nostro conto in banca a dirci chi siamo, illusi che il nostro valore si celi in ciò che possiamo acquistare.

Questo modo di pensare è certamente promosso dalla nostra cultura economica e capitalista perché è proprio così che le aziende ci vedono: portafogli ambulanti degni di rispetto sulla base del nostro saldo annuale.

Liberarsi da questa illusione è certamente un gesto controtendenza che ci consente però di scoprire che il nostro  valore va ben oltre gli oggetti.

Infatti gli oggetti che possediamo inevitabilmente ci possiedono con il rischio di renderci schiavi più che liberi,

Il minimalismo ci aiuta a riscoprire la vera funzione di ciò che abbiamo, utili strumenti al nostro servizio e niente più.

 

2. Noi siamo ciò che pensiamo

 

Altra tendenza della nostra cultura occidentale è quella di dare ai nostri pensieri un'eccessiva importanza identificandoci con essi.

La vera natura dei pensieri è stata approfonditamente esplorata dalla tradizione su cui si basano le pratiche di Mindfulness ma è molto semplice intuire in maniera autonoma una ovvia verità: non abbiamo alcun potere sui nostri pensieri!!!

Come nuvole nel cielo i pensieri compaiono, attraversano il nostro orizzonte e allo stesso modo scompaiono.

Fanno naturalmente il loro corso, che noi lo vogliamo oppure no.

Tentare di bloccarli potrebbe essere uno sforzo eccessivo e non necessario.

Anzi, spesso, è il nostro tentativo di contrastarli a renderli più forti dandogli il potere di influenzare il nostro umore e le nostre scelte.

E' la consapevolezza ad aiutarci a comprendere la vera natura transitoria e impermanente dei pensieri, regalandoci la possibilità di dare importanza solo ai pensieri che vogliamo tenere e a lasciar andare quelli che riteniamo inutili.

Accorgerci di questa verità ci rende realmente più liberi verso una vita più autentica e piena di significato.

 

3. Noi siamo ciò che produciamo

 

Il nostro modello economico ci impone elevati livelli di produttività.

Per sostenere il nostro stile di vita consumistico dobbiamo guadagnare il più possibile e, per fare ciò, dobbiamo produrre al massimo delle nostre possibilità.

La produttività è ormai un valore consolidato capace di sorpassare anche la nostra etica più profonda.

Sull'altare della produttività si sacrifica di tutto: tempo, relazioni, famiglia, salute...

Solo quando (e se) siamo arrivati a raggiungere i nostri reali intenti finanziari ci rendiamo conto di aver perso tutto ciò che era davvero capace di dare valore alla nostra vita.

Ma qual è il vero significato del nostro lavoro? Non dovrebbe essere il nostro impegno ad offrire un servizio utile alle persone che sono nel bisogno? Ciò che produciamo, giustamente retribuito, non dovrebbe essere al servizio del prossimo?

Forse dovremmo rivedere il nostro concetto di lavoro e produttività, provando a non identificarci con il nostro conto in banca ma prestando maggiore attenzione ai nostri veri valori.

Possibile che la felicità risieda nel fare meno ma con maggiore intenzionalità?

 

Grazie per aver letto questo articolo!!!

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Grazie per la lettura e a presto,

Gabriele


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