Metodo Bullet Journal: una terapia analogica per il nostro mondo digitale

di Gabriele Tagliavia

 

L'utilizzo della scrittura manuale è ormai relegato a pochi ambiti della nostra quotidianità.

La rivoluzione digitale ha pian piano preso il posto della tradizionale carta e penna promettendoci di migliorare la nostra produttività e la qualità della nostra vita con il minimo sforzo.

Ma un'agenda e un buon metodo possono ancora rendere la scrittura uno strumento efficace non solo per gestire i nostri impegni ma per rendere le nostre giornate più semplici e appaganti.

Per questo motivo è nato il metodo Bullet Journal!

 

Quando il piccolo Ryder inizia a frequentare la scuola della sua città, insegnanti e genitori si accorgono ben presto delle sue difficoltà di apprendimento.

La sua iperattività e l'incapacità a mantenere stabile la concentrazione ostacolano in maniera importante il suo rendimento e lo portano a ricevere la diagnosi di ADHD - sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Per superare queste difficoltà Ryder affronta tutte le terapie disponibili all'epoca con pochi o scarsi benefici reali.

Confrontandosi con i suoi coetanei si accorge che la sua mente ha un modo completamente diverso di processare le informazioni e i pensieri e, ad un certo punto, si rende conto di aver bisogno di qualcosa in più, uno strumento che sia capace di mettere ordine nel suo caos mentale e che sia specifico per il suo particolare modo di ragionare.

Prende un quaderno, una penna e inizia a scrivere ideando un metodo con cui può organizzare al meglio impegni, compiti e pensieri. E mentre la struttura della sua agenda evolve e si perfeziona, Ryder sta meglio.

Con il suo taccuino riesce a concentrarsi meglio e a tenere a bada quel turbinio di pensieri che affollavano la sua mente.

In un primo momento Ryder non intende condividere il suo metodo: considera quel quaderno uno strumento personale e, pertanto, non adatto alle necessità delle persone cosiddette "normali".

Fin quando, in ufficio, nota una collega in difficoltà: i troppi impegni e le troppe cose da fare le causano uno stress eccessivo ed è vicina al burnout.

D'istinto Ryder le propone un incontro per illustrarle il suo metodo.

Si pente subito della sua iniziativa: la sua agenda è troppo privata e personale, cosa penserà la sua collega di lui?

In realtà quell'incontro rappresenta una chiave di volta che non solo avrebbe fatto conoscere il bullet journal a tutto il mondo, ma avrebbe reso quel metodo una vera e propria terapia per tantissime persone.

Da quando Ryder Carroll ha condiviso il suo metodo con tutti sono nate community e siti web, luoghi di incontro e di confronto per coloro che con carta e penna sono riusciti a organizzare i propri impegni, calmare le proprie ansie, superare periodi di depressione, gestire le proprie ossessioni, etc...

Ma il bullet journal è stato capace di fare qualcosa in più: ha restituito a Ryder e a tutti i bullet journalists la capacità di essere consapevoli della propria vita e l'occasione di poter porre maggiore attenzione al proprio presente.

 

Proprio quelle abilità che la nostra vita digitale ci sta togliendo, post dopo post, notifica dopo notifica.

 

Nel suo libro Ryder spiega il suo metodo, come realizzare un bullet journal e come utilizzarlo.

Se sei interessato/a scriverò anche io alcuni piccoli tutorial arricchendo il metodo con piccoli strumenti utili a migliorare la tua consapevolezza e la tua salute psicologica.

Torna su queste pagine se non vuoi perderti queste guide.

 

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Grazie per la lettura e a presto,

Gabriele


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