Psicosi e Schizofrenia: oltre il confine della realtà

di Gabriele Tagliavia

 

 

La realtà è un esperienza strettamente soggettiva.

 

So che a primo impatto la lettura di questa frase può portare con se dubbi e sentimenti di avversione ma la relatività di ciò che percepiamo come reale è un tema attuale e per molti aspetti già confermato.

La famosissima teoria di Albert Einstein ha dato il via ad una concezione del mondo diversa e, oltre a tempo e spazio, ha donato una sfumatura di relativo a moltissimi altri aspetti della nostra vita.

Ormai siamo tutti sufficientemente consapevoli che molti aspetti della vita dipendono dal nostro “punto di vista”.

Il mondo si è tinto di milioni di opinioni diverse e soggettive, tutte considerate ugualmente valide e degne di rispetto.

Quindi la propria ideologia, il proprio modo di vestirci o parlare, i nostri valori, tutto il nostro mondo interiore è diventato specchio della nostra soggettività indipendentemente dalle caratteristiche del contesto in cui viviamo.

La relatività è diventata un diritto.

Zygmunt Bauman, noto filosofo contemporaneo, ha coniato il concetto ormai famoso di “società liquida” per intendere proprio l’estremo soggettivismo della nostra società in cui esiste “la convinzione che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza”.

In questa cornice liquida ricade anche la nostra percezione oggettiva del mondo che ci circonda la cui relatività, però, non è da intendere in senso negativo.

Ciò che osserviamo, ascoltiamo e viviamo viene costantemente filtrato ed interpretato dall’insieme delle nostre esperienze, idee, ricordi e pregiudizi, fornendoci un’istantanea del mondo che potremmo definire decisamente personale.

E questa soggettività riguarda anche le nostre percezioni più sensoriali spingendoci ad indirizzare la nostra attenzione verso gli aspetti dell’esperienza che più ci colpiscono, ci appassionano o ci spaventano.

In questo processo si mescolano inevitabilmente i due mondi, interno ed esterno, sulla tela bianca da cui prende forma la nostra interpretazione del mondo.

Questo meccanismo assolutamente fisiologico può però non essere sempre adeguato portando il soggetto ad una valutazione della realtà fin troppo lontana dall’esperienza oggettiva fino ad includere alterazioni della percezione così marcate da determinare la creazione di elementi completamente inesistenti.

Questa premessa fa da base alla descrizione di condizioni patologiche psichiatriche che prendono il nome di Psicosi.

Tra le psicosi la Schizofrenia è sicuramente la manifestazione più grave e invalidante, di difficilissima gestione clinica.

 

La Salienza della nostra vita

Tutti noi possediamo la capacità di dare un senso soggettivo all’esperienza che stiamo vivendo.

Siamo capaci di selezionare all’interno di numerosi stimoli sensoriali solo quelli che riteniamo importanti e rivolgere verso essi tutta la nostra attenzione, donandogli quindi valore e significato.

Questa abilità rientra nei processi fisiologici del nostro cervello e ci permette di dedicare le nostre energie agli aspetti della realtà che riteniamo in qualche modo rilevanti.

Questo processo prende il nome di Salienza.

La salienza può essere pertanto definita come “un processo nel quale gli oggetti e gli stimoli, attraverso un meccanismo di integrazione, giungono all’attenzione catturando i pensieri e guidando i comportamenti” (Jensen J, Kapur S. Salience and psychosis: moving from theory to practise. Psychol Med 2009; 39: 197-8).

La salienza è influenzata dai nostri interessi, dalle nostre passioni, ma sopratutto dal nostro passato inclusi ricordi piacevoli ed eventi traumatici.

L’intero mondo interiore definisce e guida la nostra attenzione conducendoci verso una descrizione personalizzata della realtà.

Per la maggior parte di noi questa abilità è utile: selezionare e dare il giusto valore ci consente di dare rilevanza a ciò che è realmente importante e comprendere in maniera più profonda il significato della nostra esperienza.

Ma ci sono alcune condizioni in cui i circuiti cerebrali della salienza possono essere alterati e non funzionare come dovrebbero.

Viene definita "Salienza aberrante" la patologica attribuzione di valore e significato agli stimoli che percepiamo.

Si potrebbero interpretare come pericolosi stimoli assolutamente innocui o, al contrario, considerare come neutre esperienze particolarmente nocive.

Portata all’estremo, la salienza aberrante sfocia nella manifestazione patologica della psicosi.

La psicosi potrebbe essere definito come uno stato della mente in cui il nostro giudizio sulla realtà, definito come “esame di realtà”, viene compromesso e il paziente, spesso ignaro di questa condizione, ricostruisce il suo mondo esteriore attraverso strumenti patologici quali deliri e allucinazioni.

 

Quando i mondi si mescolano

I deliri e le allucinazioni sono le manifestazioni più frequenti del disturbo psicotico, definendone le caratteristiche e la gravità.

I deliri vengono definiti come idee e convinzioni incoercibili che non possono essere in alcun modo criticate ne dall’esperienza ne della razionalità del paziente.

Esistono tantissimi tipi di deliri: gelosia, persecuzione, erotomanico, megalomane, etc…

Queste manifestazioni patologiche portano spesso il paziente a vivere la realtà come angosciosa e fonte di ansia e anche dietro ad un delirio apparentemente innocuo o positivo esiste un forte sentimento di paura o panico.

Le allucinazioni invece riguardano i nostri sensi e possono essere definite come percezioni senza oggetto.

Cioè sono acquisizioni sensoriali di elementi semplici o complessi che però non corrispondono alla presenza reale di quell’oggetto nel mondo circostante.

Sono manifestazioni cliniche più rare anche se tra le più temibili.

Tra le allucinazioni più pericolose si possono certamente annoverare le dispercezioni uditive sotto forma di voci, spesso giudicanti, offensive o, peggio, direttive.

Deliri e allucinazioni sono i sintomi cardine di quello che in psichiatria viene definito episodio psicotico che, solitamente, ha un decorso limitato nel tempo e, se opportunamente trattato, è un evento che si conclude e non si ripresenta più.

Quando al contrario gli episodi durante la vita diventano più di uno spetta allo psichiatra comprendere la natura profonda di quel disturbo: potrebbe trattarsi di Schizofrenia.

 

La mente scissa

La schizofrenia, probabilmente una delle patologie più temute in ambito psichiatrico, è un disturbo cronico caratterizzato dalla presenza di più eventi psicotici che insorgono durante la vita con la presenza di altri sintomi quali difficoltà di attenzione e memoria, ritiro sociale e appiattimento affettivo, atteggiamenti bizzarri.

Secondo le statistiche il disturbo schizofrenico ha una prevalenza variabile dello 0,3-0,7%, nel 2011 ha interessato circa 24 milioni di persone in tutto il mondo.

Le cause non sono ancora del tutto note ma si ritiene che l’insorgenza della patologia dipenda da più fattori:

  • fattori genetici
  • fattori ambientali
  • abuso di sostanze
  • alterazioni cerebrali
  • fattori psicologici

Molti di questi elementi sono interconnessi fra di loro ma è la concomitanza dei vari fattori a determinare la gravità e la presenza del disturbo.

Solitamente i primi segni di questa patologia si presentano in adolescenza o, generalmente, prima dei 19 anni quando il primo evento psicotico segna l’esordio di questo disturbo.

La schizofrenia ha un andamento a fasi: durante la vita del paziente si presentano più ricadute intervallate da periodi di assoluto benessere o in presenza di sintomi cosiddetti “negativi”, cioè caratterizzati da ritiro e apatia.

Il problema più grave di questo decorso clinico è che ogni ricaduta, ogni nuovo evento psicotico, compromette il funzionamento cerebrale portando negli anni ad un deterioramento sempre più importante.

Ecco perché è fondamentale prevenire nuovi eventi attraverso una corretta diagnosi e un’opportuna terapia farmacologica che, in questi casi, è assolutamente necessaria e insostituibile.

 

Come tornare alla realtà

Psicosi e schizofrenia possono essere trattate con diversi approcci terapeutici che si differenziano sulla base della natura e gravità del disturbo.

L’episodio psicotico semplice è certamente il disturbo meno grave e può essere risolto tramite l’assunzione di una terapia farmacologica minima e, se possibile, un supporto psicologico breve che, se ritenuto necessario, può proseguire anche dopo la risoluzione del quadro.

 

Il trattamento della schizofrenia è più complesso.

Essendo un disturbo cronico più che parlare di terapia bisogna impostare un percorso terapeutico che sia continuo e costante durante tutta la vita del paziente.

L’approccio maggiormente consigliato è sicuramente di tipo multidisciplinare e include la co-presenza di vari interventi e figure professionali per la gestione delle problematiche legate ad ogni aspetto del disturbo.

Il tipo di approccio può inoltre variare sulla base delle esigenze e delle condizioni cliniche del paziente.

I farmaci più utilizzati in questo tipo di patologie sono gli antipsicotici.

Il loro meccanismo d’azione si basa sulla capacità di modulare la concentrazione e l’efficacia di alcune molecole cerebrali chiamate neurotrasmettitori.

In particolare l’alterazione del funzionamento del neurotrasmettitore dopamina sembrerebbe essere implicato nell’insorgenza dei disturbi psicotici e schizofrenici.

Quindi, rimodulando il percorso e la quantità di queste molecole, è possibile ridurre la sintomatologia e permettere ai pazienti di ritornare ad una condizione di maggiore critica e consapevolezza del pensiero.

Poiché ad oggi esistono poche alternative al trattamento di questi tipi di disturbi, la ricerca si è spinta verso la scoperta di sempre nuove molecole e nuovi meccanismi di somministrazione.

Infatti ad oggi esistono due tipi di trattamenti farmacologici:

  • Terapia orale: consiste nell’assunzione giornaliere di compresse come la maggior parte delle terapie tradizionali.
  • Terapia depot: esistono in commercio formulazioni costituite da iniezioni mensili o trimestrali che contengono alcuni dei principi attivi che vengono di base impiegati nel trattamento orale ma che vengono rilasciati con costanza nell’arco di un lungo periodo. Per chi ha la necessità di assumere una terapia stabile per tanto tempo il depot potrebbe essere la soluzione più comoda garantendo una “copertura” farmacologica per tutto il periodo del trattamento.

Un tempo ricevere diagnosi di Schizofrenia era molto più vicino ad una condanna, data la mancanza di soluzioni farmacologiche e il forte stigma legato a questa condizione patologica.

Ad oggi resta comunque una sfida impegnativa che implica spesso il coinvolgimento di più figure professionali così come del nucleo familiare del paziente.

E' indispensabile tenere a mente che questo tipo di patologie possono inficiare non solo la qualità di vita del paziente, ma anche di chi se ne prende cura, portando ad ulteriori problematiche familiari e sociali.

Ciò che è più importante è sforzarsi, per quanto possibile, di superare preconcetti e giudizi affidandosi quanto prima alle cure mediche necessarie e restando aderenti al progetto terapeutico.

In questo modo sarà possibile minimizzare la sintomatologia e dedicarsi ad una vita il più possibile significativa e soddisfacente.

 

Grazie per aver letto questo articolo!!!

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Grazie per la lettura e a presto,

Gabriele

 


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