Mindfulness e Neuroscienze: come può la meditazione cambiare il nostro cervello?

di Gabriele Tagliavia

 

 

Il cervello è uno degli organi più affascinanti dell’intero corpo umano.

 

Attraverso i suoi miliardi di neuroni e circuiti neurali è capace di svolgere una moltitudine di funzioni diverse indispensabili per la nostra vita biologica e relazionale.

Infatti il cervello consente all’organismo di regolare la propria attività e adattarsi al contesto in cui ci troviamo, di entrare in relazione con l’ambiente e con le persone che ci circondano, di risolvere tantissimi problemi di ordine pratico tramite la logica.

Ma è anche la sede della creatività, dell’innovazione e delle emozioni che rendono la nostra vita più ricca, colorata a volte con sfumature di gioia, altre volte con i colori grigi della tristezza e della delusione.

 

Il cervello è il governatore della nostra esperienza, oggettiva e soggettiva.

 

Sebbene sia uno degli organi più studiati e indagati dalla ricerca scientifica ci sono tantissime informazioni circa il suo funzionamento che ancora ci sono oscure, dubbi che tuttora la scienza non è riuscita a svelare.

Alcune delle sue funzioni non sono ancora pienamente comprese e ogni cervello umano è immerso in un alone di mistero e curiosità.

Grazie allo sviluppo tecnologico le nuove metodiche di indagine hanno permesso di esplorare in maniera ancora più approfondita le strutture cerebrali e hanno consentito una maggiore comprensione delle funzioni svolte dalle varie aree neuronali.

Anche la Mindfulness è stata oggetto di studi approfonditi con le più moderne e innovative tecnologie con lo scopo di capire se un’attività di tipo meditativo potesse avere degli effetti neurologici particolari.

In questo articolo ti parlerò delle più recenti scoperte in ambito scientifico: quali sono gli effetti della Mindfulness sul cervello umano? Come la pratica meditativa può cambiare (e migliorare) la tua mente?

 

Uno sguardo più approfondito

Per illustrarvi gli effetti della meditazione mindfulness sul cervello umano ho preso ispirazione dalla letteratura scientifica internazionale che negli ultimi anni si è arricchita di numerosi articoli che trattano proprio questo argomento.

Nello specifico una review del 2017 scritta dalla dottoressa Young e dai suoi collaboratori e pubblicata nella rivista "Neuroscience & Biobehevioral Reviews" rappresenta una raccolta delle più recenti e approfondite indagini effettuate con i più moderni strumenti di valutazione dell’attività cerebrale umana.

Gran parte delle valutazioni sono state effettuate tramite una metodica chiamata Risonanza magnetica funzionale o fMRI.

La fMRI è un indagine che permette ai ricercatori di analizzare la quantità di sangue ossigenato che raggiunge una determinata area cerebrale indicando, in ultima analisi, quale area sta funzionando maggiormente in quel momento.

Sulla base di questi dati è possibile fare una comparazione dell’attività cerebrale in due momenti diversi andando a indagare se un particolare intervento ha modificato l’attività di una specifica area sia in senso attivante che inibente.

 

Per la Mindfulness è stata fatta esattamente questo tipo di valutazione.

 

I pazienti presi in esame sono stati sottoposti ad una fMRI prima e dopo aver svolto il protocollo Mindfulness per esplorare quali cambiamenti avesse comportato la pratica meditativa nella loro attività cerebrale.

Quindi, dopo 8 settimane di training, l’impegno è stato quello di notare non solo gli effetti organici della meditazione sul corpo umano ma sopratutto di correlare tali cambiamenti con l’esperienza soggettiva del praticante attribuendo ad una determinata area cerebrale la sua funzione.

I partecipanti a questi studi erano sia soggetti sani, sia pazienti affetti da patologie come ansia o fobia sociale ed è curioso notare come ci siano state alcune differenze in relazione alla patologia pregressa.

A tutti era chiesto di praticare giornalmente per almeno 10 minuti fino ad un massimo di 30 minuti al giorno.

Nonostante piccole differenze gran parte degli studi concordano su alcuni risultati chiave che nei prossimi paragrafi ti descriverò.

 

L'isola del momento presente

Uno dei risultati più evidenti osservato in tutti gli studi presi in esame è stata l’aumentata reattività di un'area del cervello chiamata Insula.

A questa porzione di cervello è attribuita la funzione di supporto della consapevolezza introspettiva, del proprio corpo e della propria esperienza soggettiva.

 

L’incremento della reattività insulare è stato osservato in:

  • individui sani a cui era stato dato il compito di meditare durante la scansione fMRI,
  • individui affetti da disturbo d’ansia generalizzato mentre osservavano varie espressioni facciali,
  • atleti professionisti mentre erano sottoposti ad un carico respiratorio importante.

Poiché questo effetto è stato osservato sopratutto in pazienti sani, meditazione e aumento della reattività dell’insula sono stati strettamente correlati anche se non tutti i pazienti hanno mostrato questo dato.

Infatti coloro che soffrivano di ansia sociale non hanno presentato questa aumentata reattività e in Marines sottoposti ad un training mindfulness per la resilienza è stata incredibilmente riscontrata una riduzione di tale attività.

 

Come può la stessa meditazione provocare effetti cerebrali così differenti?

 

I ricercatori hanno cercato di dare una risposta a questo quesito suddividendo le funzioni dell’insula e gli effetti della mindfulness in due punti principali: aumentata consapevolezza e accettazione non-giudicante.

Coloro che avevano effettuato un training volto ad incrementare la consapevolezza di sé stessi, del proprio mondo interiore e delle proprie emozioni presentavano un aumento dell’attività dell’insula.

Chi invece focalizzava la propria meditazione sull’aspetto del giudizio, sviluppando una maggiore capacità accettante e non giudicante tendevano a presentare una ridotta attività insulare.

In sintesi:

  • aumento della consapevolezza > aumentata reattività dell’insula
  • riduzione del giudizio > ridotta reattività dell’insula

Questi risultati mostrano come la meditazione, più che provocare un effetto stabile sul cervello, abbia una funzione regolatrice permettendoci di modulare in maniera adattiva anche la nostra attività cerebrale.

Quindi meditare con costanza e perseveranza ci rende capaci di regolare l’attività dell’insula sulla base dell’esperienza che stiamo vivendo e delle nostre condizioni pregresse, riducendone l’attività se siamo troppo giudicanti o aumentandola se siamo poco consapevoli.

La mindfulness ci dona quindi la possibilità di scegliere con più libertà come approcciarci alle sfide di ogni giorno.

 

Il giudice imparziale della corteccia cingolata anteriore

Due studi hanno mostrato un incremento dell’attività di un altra area cerebrale, in relazione a stimoli sensoriali particolari, dopo l’intervento di Mindfulness: la porzione anteriore della Corteccia Cingolata.

A quest’area è solitamente attribuita la funzione di regolazione delle reazioni emotive nei confronti di informazioni contrastanti.

Un’aumentata attività in questa zona del cervello è stata correlata ad un atteggiamento non giudicante e di maggiore accettazione quando siamo posti di fronte ad una scelta, consentendoci di adottare una posizione di distacco nei confronti dell'esperienza.

Questo risultato tuttavia necessita di maggiori approfondimenti.

 

La corteccia prefrontale e la meta-consapevolezza

Altra area di interesse per lo studio della meditazione è stata una regione particolare chiamata Corteccia prefrontale.

Questa regione cerebrale è l’area più evoluta nell’uomo in quanto sede di tutte le “funzioni superiori” tipiche della specie umana.

In particolare le sono state attribuite tutte quelle funzioni relative alla meta-consapevolezza, cioè la consapevolezza della propria coscienza.

La meta-consapevolezza, infatti, è la capacità di osservare i propri processi interni e di essere consapevoli dell’attività della propria mente, così come della mente degli altri.

Questa abilità è largamente sviluppata durante il protocollo Mindfulness tanto che tre studi hanno constatato un aumento dell'attività cerebrale in quella determinata area dopo il training.

La meditazione è capace di allenare la meta-consapevolezza tramite lo sviluppo di un’attenzione flessibile, focalizzata nel momento presente e con una disposizione accettante e non giudicante verso l’esperienza vissuta momento dopo momento.

La corteccia prefrontale e le sue funzioni sono state inoltre correlate ad un maggiore stato di benessere generale incrementando la capacità di regolazione degli stati emotivi interni.

 

L'insieme di questi risultati ci fa capire come la pratica meditativa possa avere il potere reale di cambiare il modo in cui il nostro cervello funziona e reagisce alle avversità. La modulazione di queste aree (Insula, Corteccia cingolata e Corteccia Prefrontale) ci consente di sviluppare attività che purtroppo, senza un accurato training, restano spesso silenti in noi. La ricerca ha fatto passi da gigante nel settore delle neuroscienze ma sono certo che il futuro ci riserverà nuove scoperte e una conoscenza sempre più ampia del funzionamento reale e profondo del nostro cervello!!

 

Conclusioni

Da quando la meditazione è stata declinata nel costrutto del "protocollo Mindfulness" è diventato possibile applicare metodi scientifici e approfonditi per studiare un ambito che, fino a qualche decennio fa, era assolutamente inesplorabile.

Un’attività che un tempo era prerogativa di mistici e pochi interessati ora è alla portata di tutti donando benefici e salute a coloro che la praticano.

Se la Mindfulness ha avuto questi privilegi è anche grazie a chi, credendo nei suoi principi, ha svolto studi come quelli di cui ti ho parlato approfondendo sempre più le basi neuroscientifiche su cui si fonda la pratica meditativa.

La speranza è che, in futuro, la consapevolezza venga impiegata negli ambiti più svariati perpetuando ancora e ancora il suo scopo principale: rendere il mondo un posto più felice.

 

Grazie per aver letto questo articolo!!!

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Se vuoi iniziare un percorso di meditazione consapevole e vuoi sapere prima di cosa si tratta puoi provare le prime meditazioni guidate scaricandole da qui, avrai la possibilità di svolgere le prime pratiche a casa tua.

 

Grazie per la lettura e a presto,

Gabriele

 


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