Benzodiazepine: cosa sono e come farne a meno

di Gabriele Tagliavia

 

Sono tra i farmaci più prescritti in assoluto dai medici di famiglia, spesso senza accurata sorveglianza farmacologica.

Tutti noi ne abbiamo sentito parlare, li abbiamo assunti personalmente o conosciamo qualcuno che ne fa uso.

Non sempre sappiamo come funzionano o siamo consapevoli dei rischi verso cui andiamo incontro.

E’ il momento di fare un po' di chiarezza su una delle classi farmacologiche più pericolose e, tuttavia, facilmente reperibili in commercio: le benzodiazepine.

 

Cenni storici

Così come è spesso accaduto nella storia della psicofarmacologia, la scoperta delle benzodiazepine è stata dettata dal caso.

Il primo composto, il clordiazepossido, è stato sintetizzato nel 1955 da Leo Sternbach mentre lavorava alla Hoffman - La Roche.

I primi risultati non furono soddisfacenti e la ricerca su questa molecola si fermò fino a quando, due anni dopo, Earl Reeder notò che il composto studiato da Sternbach aveva assunto nel tempo un aspetto particolarmente cristallino.

Ripresero quindi gli studi e si scoprì che questo nuovo principio attivo possedeva proprietà che potevano essere utili alla pratica clinica: ansiolitiche, antiepilettiche, ipnoinducenti e miorilassanti

Venne quindi commercializzata con il nome di Librium.

Poco tempo dopo venne prodotta una delle molecole più note e conosciute di questa categoria farmacologica, il Diazepam, a cui fu dato il nome commerciale di Valium.

Già nel momento del loro ingresso sul mercato questi principi attivi ebbero tantissimo successo ed ampio consenso ma poco si sapeva all’inizio sui loro effetti collaterali.

In particolare ci vollero vent’anni prima che la comunità scientifica si accorgesse della forte dipendenza provocata da queste sostanze, quando ormai tantissimi pazienti erano in terapia con benzodiazepine e non era più possibile per loro farne a meno.

In quegli anni si verificò anche una delle più eclatanti ribellioni nei confronti della casa farmaceutica produttrice perché sorse il sospetto che tale effetto collaterale fosse già noto e convenientemente tenuto nascosto ai medici prescrittori.

Fatto sta che, nonostante le tante controindicazioni legate a questa classe farmacologica, il numero di prescrizioni non si è mai ridotto negli anni e, al contrario, questi farmaci costituiscono oggi una delle sostanze d’abuso più popolari in assoluto.

 

Indicazioni e meccanismo d'azione

L’uso delle benzodiazepine trova indicazione nel trattamento a breve termine di condizioni quali: stati ansiosi, disturbo da attacchi di panico, insonnia e dei disturbi del sonno.

Possono essere assunte anche per il trattamento di altre patologie psichiatriche come il disturbo ossessivo-compulsivo o il delirio e vengono usate come terapia in patologie neurologiche come l’epilessia.

Vengono anche impiegate per la sedazione prima di intervento chirurgico in anestesia generale.

Il problema più grosso circa l'utilizzo di queste sostanze è da riferirsi a tutte quelle applicazioni che potremmo definire "non cliniche".

Infatti un abuso di queste molecole si riscontra di frequente in pazienti tossicodipendenti e, purtroppo, è la classe di farmaci più usata da chi prende la decisione di togliersi la vita.

 

L’efficacia di queste molecole è legata alla loro azione al livello cerebrale, in particolare al loro legame con particolari molecole presenti nelle cellule neuronali chiamati “Recettori per il GABA”.

Il GABA è un neurotrasmettitore, cioè una molecola presente nel nostro cervello, la cui azione è principalmente inibitoria. Questi ansiolitici svolgono quindi un'azione inibente nei confronti del nostro sistema nervoso, producendo effetti sedativi, ipnoinducenti, miorilassanti e anticonvulsivanti.

Esistono tante benzodiazepine e vengono classificate principalmente in tre categorie:

  • Lunga emivita
  • Media emivita
  • Breve emivita

L'emivita è un parametro che ci da indicazioni circa il tempo che impiega il nostro organismo ad eliminare una determinata sostanza.

Quindi più lunga è l’emivita più tempo il farmaco permane nel nostro organismo e maggiore è la durata dell’effetto del principio attivo.

 

Rischi e benefici

Le benzodiazepine sono farmaci che funzionano molto bene, ed è per questo che sono ancora oggi tra i più usati.

Se soffri di attacchi di panico, insonnia o sei affetto da un disturbo d’ansia queste molecole sono davvero efficaci.

In breve tempo riducono la tensione emotiva interna e ti permettono di ritornare alla calma, una tranquillità che definirei “chimica”.

Se si intende intraprendere una terapia con ansiolitici per un breve periodo di tempo, allora sono farmaci più che consigliati.

Si consiglia di assumere queste molecole per un periodo di tempo limitato proprio perché gli effetti collaterali più dannosi derivano da un uso continuativo e cronico di queste sostanze.

Nello specifico gli effetti più temibili a cui prestare attenzione sono:

  1. Dipendenza fisica: Per dipendenza fisica si intende l’incapacità dell’organismo a ritrovare nuovamente un suo equilibrio fisiologico in assenza della sostanza che ha causato la dipendenza. E poiché il corpo sviluppa verso queste sostanze anche una tolleranza, è necessario assumere nel tempo un dosaggio sempre maggiore di ansiolitici per avere lo stesso effetto terapeutico. Così, pian piano, il corpo stabilisce un suo nuovo equilibrio fortemente dipendente dalla sostanza assunta. A dimostrazione di ciò la brusca sospensione della terapia provoca sintomi gravi detti “da astinenza” tra cui: sudorazione, tachicardia, nausea e vomito, tremore, insonnia, agitazione, allucinazioni transitorie, ansia.
  2. Dipendenza psicologica: l’altro lato della medaglia è costituito dalla dipendenza definita psicologica, cioè legata alla nostra necessità emotiva di assumere quella determinata sostanza la cui sospensione provoca stati di profondo disagio psicologico. Quando chi si trova a soffrire di forti stati d’ansia conosce e inizia ad assumere ansiolitici la vita di quella persona può migliorare drasticamente. Ciò che prima sembrava difficilissimo diventa poi possibile. C’è chi torna a vivere una vita sociale, parlare in pubblico, prendere l’ascensore, superare esami etc… Tutto grazie a qualche goccia o ad una compressa quasi magica che, da quel momento in poi, occuperà un posto speciale nella tasca di ogni pantalone e di ogni borsa. Se il nostro pensiero si adagia su questa convinzione è legittimo temere che, in assenza di quella sostanza, tutto possa ritornare grigio e buio come prima. Senza il farmaco la nostra angoscia diventa ancora più grande, sentiamo più forte l’ansia dell’ansia, la paura del panico. Il tutto si trasforma in una spirale discendente, un circolo vizioso da cui diventa veramente difficile uscire.
  3. Demenza: è ormai accertato che l’uso cronico di benzodiazepine provochi l’insorgenza di alterazioni della memoria e delle capacità cognitive, fino alla demenza di Alzheimer.

Come liberarsi dalle benzodiazepine

Come fare allora a migliorare la propria ansia ed evitare di cadere nella trappola della dipendenza da ansiolitici?

Come si gestiscono queste emozioni così forti e spesso disabilitanti?

Il primo approccio che mi sento di consigliare in questi casi è sempre e comunque psicoterapeutico.

Ciò non vuol dire che durante il percorso di psicoterapia non si possano assumere ansiolitici.

Probabilmente l’approccio combinato è il migliore possibile.

Permette infatti di avere un rimedio rapido al disagio che state vivendo mentre, tramite le sedute, lavorate sulla gestione dell’ansia e sulle sue origini.

Sappiate che per l’ansia esistono strumenti psicologici molto efficaci che possono aiutarvi sin da subito ad alleviare la vostra sofferenza.

L’approccio maggiormente consigliato in questo tipo di problematiche è quello cognitivo comportamentale che, tramite l’insegnamento di tecniche specifiche, può permetterti di raggiungere risultati in un tempo relativamente breve.

Anche la Mindfulness può aiutarti!

Il suo programma MBSR, pensato per la gestione dello stress, ti consente di ridurre notevolmente il tuo stato d’ansia migliorando il tuo rapporto con le emozioni intense e stressanti.

Associare un percorso di Mindfulness alla terapia farmacologica ti permette di non cadere nel tranello della dipendenza e avrai sicuramente maggiori soddisfazioni nel sapere di poter migliorare la tua vita con le tue proprie risorse.

Se preferisci un approccio psicoterapeutico diverso sappi che sono tutti ugualmente validi, a volte la bravura del terapeuta ha un’incidenza maggiore sui risultati che puoi ottenere rispetto al tipo di modello psicologico applicato.

 

Conclusioni

L’ansia, anche se non mortale, è una condizione capace di creare profondo disagio interiore e di modificare il nostro stile di vita costringendoci ad una chiusura sempre maggiore.

Si possono trovare enormi difficoltà nel compiere atti quotidiani semplici o provare forte angoscia in situazioni sociali trovando impossibile relazionarci con gli altri.

Le benzodiazepine sono farmaci utilissimi per ridurre i sintomi legati ai forti stati d’ansia e a migliorare la qualità del sonno.

Ma a causa dei loro effetti collaterali le terapie a base di ansiolitici sono da intendersi per brevi momenti o esclusivamente al bisogno.

Ecco perché è importante trattare l’ansia tramite diversi approcci e da più punti di vista, in modo tale da ottenere le capacità necessarie a gestire questi sentimenti in maniera più autonoma senza l’aiuto di agenti esterni come i farmaci.

La psicoterapia può aiutarti tantissimo a ridurre l’uso di ansiolitici e, insieme ad uno stile di vita più sano, può alleviare in maniera considerevoli i sintomi dell’ansia.

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Grazie per la lettura e a presto,

Gabriele


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