Essere genitori: 8 passi per una disciplina consapevole

di Gabriele Tagliavia

 

 

Essere genitori è uno dei ruoli più difficili che ci siano...l’ho provato sulla mia pelle.

 

Quando per la prima volta si diventa genitori, tornando a casa dalla clinica/ospedale con un coinquilino in più, la nostra mente è piena di mille domande ed incertezze.

Inizialmente i problemi e i dubbi sono di ordine pratico: Come si cambiano i pannolini? Come devo preparare la pappa? Come devo vestirlo? Perché piange? Perché non dorme? Riuscirò mai a dormire un’intera notte di fila? Come si spegne?

Ma prima o poi a queste cose si ci abitua, si capisce come affrontarle e il piccolo cresce, diventa più semplice capirlo e prendersi cura di lui.

Ma, proprio perché cresce, le sue necessità e i suoi bisogni cambiano, diventano più complessi e portano con sé nuovi quesiti.

Io personalmente mi sono posto queste domande:

Come farò ad educare mio figlio?

Quali valori è più opportuno trasmettere in un epoca come questa? 

Come dovrò comunicare con lui per dargli regole e limiti senza necessariamente diventare il suo peggior nemico? 

Cosa dovrò fare quando deciderà di non ascoltarmi?

Purtroppo non sempre amici, parenti o genitori sono capaci di rispondere in modo esaustivo a queste domande, oppure potremo non condividere i loro metodi educativi.

In fondo l’educazione dipende anche molto dal nostro carattere e da ciò che desideriamo per i nostri figli. Per questo potremmo sentire l’esigenza di adottare uno stile educativo diverso rispetto a quello dei nostri coetanei o genitori.

Così, colmo di curiosità e di quesiti irrisolti, ho trovato tante risposte e risorse in due libri scritti dal noto neuropsichiatra Daniel Siegel intitolati “La sfida della Disciplina” e “12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino”.

In questi libri Dan, con l’aiuto della dottoressa Tina Bryson, aiuta il lettore a capire cos’è la disciplina e perché è importante, illustrando la teoria e gli strumenti pratici con cui possiamo adottare un approccio Mindful anche in quest’ambito.

In questo articolo vi aiuterò a conoscere un modo nuovo di insegnare la disciplina ai vostri figli e, per far ciò, riassumerò il tutto in 8 spunti di riflessione che potrete approfondire anche tramite la lettura dei libri che ho citato.

 

Ma facciamo un passo indietro…

 

Mindsight = Insight + Empatia

Il dott. Siegel nei suoi testi ricorre spesso al concetto di Mindsight, idea che lui stesso ha creato per definire una capacità mentale molto simile alle abilità della Mindfulness.

La Mindsight, o “vista della mente”, è descritta come la “capacità di vedere e comprendere la nostra mente e quella degli altri e di favorire l’integrazione nella nostra vita, l’unione nel rispetto delle differenze”.

Potremo dire che questa particolare “vista” sia un’estensione della Consapevolezza che, oltre ad abbracciare i propri stati interni, si espande verso ciò che accade nella mente di chi ci sta intorno.

Infatti possiamo intenderla come composta da due capacità distinte ma profondamente connesse:

  • Insight, ovvero l’abilità di osservare dentro di noi e capire il nostro mondo interiore
  • Empatia, cioè la capacità di comprendere e partecipare alle emozioni e ai sentimenti delle persone con cui comunichiamo.

Ho premesso questo concetto perché sviluppare la capacità di Mindsight è, per gli autori, uno degli obiettivi fondamentali della disciplina, un valore importante che i nostri figli possono apprendere e che li aiuterà a rendere la propria vita più felice e ricca di soddisfazioni.

Se ci soffermiamo a riflettere un po', non è forse questo che desideriamo per i nostri figli?

 

Come fare allora ad insegnare loro questa particolare abilità? Qual è la formula magica da recitare?

Fatte le dovute premesse ecco gli 8 passi da tenere a mente per insegnare la Mindsight e adottare una disciplina consapevole:

 

1. La disciplina è fondamentale

A volte la nostra relazione con i figli si limita al soddisfacimento dei loro bisogni più fisiologici e, sicuramente, anche quest’aspetto è importante.

La nostra funzione però potrebbe essere esclusivamente di contenimento: li facciamo vestire, mangiare, giocare e li rimproveriamo quando attuano un atteggiamento che riteniamo sbagliato per evitare che lo ripetano.

Ma il più delle volte questo metodo non insegna nulla di importante al bambino aiutandolo al più a gestire la situazione contingente.

E’ come se, invece di insegnargli come pescare, gli dessimo noi il pesce ogni volta che ha fame.

Magari siamo attenti ai loro sentimenti ma non sempre li capiamo davvero e, sopratutto, non sempre insegniamo loro a comprenderli e gestirli.

Insomma, ci poniamo come obiettivo quello di farli "rigare dritto" nella speranza che possano da soli apprendere gli strumenti necessari a vivere nel mondo.

 

Ma questo non è sufficiente.

 

La disciplina, cioè il nostro desiderio di insegnare ai nostri figli come vivere la vita nel migliore dei modi, è una missione che ha bisogno di preparazione e indicazioni chiare.

Ed è nostro compito essere i primi a fare da tramite tra i loro dubbi e le difficoltà che incontreranno nel mondo.

Per iniziare a comprendere la funzione della disciplina potresti porti questa domanda: cosa voglio per i miei figli nel loro futuro? Voglio che siano felici, che abbiano la giusta autostima e siano soddisfati dai propri rapporti interpersonali? O voglio per loro successo, soldi e potere? Se potessi regalargli un futuro, come lo immagineresti?

 

2. Amore e Rispetto

Sebbene la disciplina implichi a volte il compito di tracciare limiti e confini, di imporre delle "regole", non è mai un gioco di forza. Il nostro atteggiamento non dovrebbe mai causare nei nostri figli paura o angoscia, né dovrebbe ledere la loro già fragile autostima.

Potrà capitarci sicuramente di perdere le staffe e trattare i nostri figli con rabbia e rigidità, è capitato a tutti nessuno escluso.

Ma bisogna ricordare sempre che l’amore è il rispetto sono le motivazioni che ci spingono ad agire.

Alcuni ritengono che sia sbagliato mostrarsi troppo affettuosi o essere troppo comprensivi per paura che il bambino possa crescere viziato.

Ma questa considerazione non è assolutamente valida: un figlio non sarà mai viziato dal immenso Amore e Rispetto che gli dimostriamo, anche quando sbaglia e il nostro desiderio è correggerlo.

 

3. Disciplina significa Insegnare

Come anticipavo prima la disciplina è una questione di insegnamento. Quando rimproveriamo e correggiamo dobbiamo avere sempre in mente una domanda: cosa voglio insegnare a mio figlio in questo momento?

Se ci riflettete su vi sarà capitato sicuramente qualche volta di rimproverare vostro figlio lasciandovi guidare più dalla rabbia e dalla frustrazione che dal proposito di insegnare.

Ed è normale che capiti!!!

Ma se dovesse succedere, dopo che sarete entrambi più calmi, potrete nuovamente rinsaldare il rapporto e trarre insegnamento dal comportamento di entrambi.

Quindi, quando vogliamo correggere nostro figlio, non attingiamo subito al "reparto punizioni" ma cerchiamo di collaborare con lui con un atteggiamento giocoso per acquisire le abilità e la consapevolezza necessarie a comportarsi meglio in quel momento, così come nelle situazioni future.

 

4. Curiosità

Quando un bambino si comporta male la nostra tendenza è quella di dargli subito la responsabilità del suo comportamento e di punirlo senza porci un’altra domanda fondamentale: PERCHÈ?

Spesso quando un bambino sbaglia non sa neanche perché si sta comportando in quel modo, non è capace di capire il suo mondo interno e pertanto non è capace di controllarsi.

Infatti da piccoli non si hanno ancora le abilità necessarie per prendere le scelte più adeguate: la scienza ha dimostrato che la struttura cerebrale dei nostri figli non è matura abbastanza per regolarsi e quando sentimenti forti e intensi prendono il sopravvento i nostri figli vengono trascinati dalla corrente di quelle emozioni.

Quindi, quando ci approcciamo ad un comportamento sbagliato, chiediamoci sempre il perché, indaghiamo come detective cercando si scoprire qual è il vissuto emotivo che sta alla base di quel comportamento.

Ponendo attenzione a quell’aspetto il bambino imparerà presto a guardarsi dentro e ad avere un maggior autocontrollo.

Magari anche noi possiamo agire con più pazienza se prendiamo consapevolezza del fatto che il più delle volte gli errori di nostro figlio non sono attuati in maniera deliberata ma sono frutto del caos mentale che stanno subendo.

 

5. Errore e sofferenza

Immaginate che vostro figlio cada dalla bicicletta graffiandosi le ginocchia e piangendo a squarciagola...quale sarebbe il vostro atteggiamento? Non correreste da lui a consolarlo? Non cerchereste subito di fargli passare il dolore mettendo del ghiaccio sulle ginocchia e medicando le ferite?

Quando i nostri figli si comportano male spesso si trovano in una situazione simile.

Quando sono agitati, arrabbiati o violenti sono di frequente in un momento di difficoltà.

Pervasi da emozioni che non riescano a gestire si trovano incapaci di riprendere il controllo del loro atteggiamento, sono vittime della tempesta emotiva in loro.

Non è sempre così ma prendete in considerazione il fatto che nella maggior parte dei casi un comportamento sbagliato può essere frutto di uno stato di profondo disagio e, pertanto, necessita maggiormente della vostra comprensione piuttosto che della vostra correzione.

 

6. Pazienza

Compresa l’importanza della disciplina e dell’insegnamento ora dobbiamo prestare attenzione a qual è il momento più opportuno per educare i nostri figli.

La nostra tendenza è quella di dare subito a nostro figlio le indicazioni per correggere il proprio atteggiamento ma non è sempre quello il momento più opportuno.

Forse pensiamo che posticipare il momento educativo sia meno efficace ma non è così.

Infatti se ci poniamo in un atteggiamento di ascolto consapevole delle emozioni dei nostri bambini ci è chiaro sin da subito che non è opportuno fornire norme e insegnamenti nel momento in cui il bimbo è ancora in balia delle sue emozioni.

A volte il nostro compito iniziale è quello di aspettare che le acque si calmino, che nostro figlio torni in uno stato ricettivo per poter nuovamente interagire con lui.

Basterà, nel momento più opportuno, riportare alla sua mente il comportamento sbagliato che vogliamo correggere e passare alle due fasi principali della disciplina secondo questo metodo educativo: Sintonizzare e Reincanalare.

 

7. Sintonia

Quando il momento è più opportuno, prima di elargire consigli e correggere, bisogna attraversare una fase iniziale chiamata “Sintonizzazione”.

Potremo inizialmente far sentire a nostro figlio la nostra vicinanza emotiva e, perché no, anche quella fisica.

Possiamo cercare di abbracciarlo, appoggiare una mano sulla sua spalla, abbassarci al livello del suo sguardo. Dovremmo fargli capire che noi ci siamo, che lo capiamo, legittimare i suoi sentimenti e aiutarlo a comprendere che è amato nonostante i suoi comportamenti.

Tante volte omettiamo questa fase e andiamo subito al dunque ignorando i sentimenti di nostro figlio.

Vi accorgerete subito che, passando prima dalla sintonia, il bambino sarà più predisposto ad ascoltarvi e comprenderà meglio le vostre parole.

 

8. Reincanala

Dopo la sintonia è possibile correggere il comportamento tramite le tecniche di Reincanalamento.

  • Cosa vogliamo che nostro figlio apprenda da questa esperienza?
  • Vogliamo che impari a conoscersi meglio (insight)?
  • Vogliamo che impari a comprendere ed immedesimarsi nei sentimenti degli altri (empatia)?
  • O vogliamo che impari a riparare agli errori che ha commesso rinsaldando i rapporti che si sono incrinati?

Quando reincanaliamo un atteggiamento non dobbiamo dimenticare mai che nostro figlio è un bambino con i suoi limiti e le sue difficoltà.

Perfino in questa fase bisogna avere pazienza perché, anche se avrete seguito con attenzione tutti i momenti della disciplina non è scontato che vostro figlio capisca, accetti e ricordi per sempre quello che gli avete insegnato. Probabilmente ci vorrà del tempo affinché il messaggio venga recepito ed interiorizzato, ci vuole allenamento per imparare e sviluppare il muscolo della Mindsight.

 

Conclusioni

La disciplina è difficile.

 

Lo è per chi la pratica e per chi la subisce, per chi insegna e per chi impara.

E per quanto possiamo avere una direzione precisa, solidi insegnamenti e tante buone intenzioni, saranno di più le volte in cui sbaglieremo.

E’ normale, perché anche noi proviamo emozioni, delusioni e subiamo stanchezza e stress, anche più dei nostri figli.

Ma praticando la consapevolezza nella nostra vita possiamo lasciare ai nostri figli qualcosa che li aiuti a vivere una vita piena e ricca di significato.

Se li amiamo davvero (e sicuramente è così) non possiamo lasciare che siano le ferite del mondo a plasmarli, né possiamo confidare che qualche insegnante o altra figura di riferimento si occupi di questo aspetto al posto nostro. Possiamo, e dobbiamo, farci aiutare quando è necessario ma possiamo anche preoccuparci di lasciare noi ai nostri bambini un'eredità che li renda più forti, più ricchi interiormente e più felici.

 

Grazie per aver letto questo articolo!!!

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Grazie per la lettura e a presto,

Gabriele


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