Depressione post partum: come riconoscerla e prevenirla

di Gabriele Tagliavia

 

Il periodo della gravidanza e le settimane vicine al parto sono momenti della vita di una donna caratterizzate da tantissimi cambiamenti sia sul versante fisico che emotivo.

Il corpo e l’assetto ormonale variano fisiologicamente in maniera importante e l’umore può diventare più instabile e precario.

Così un evento gioioso come la nascita di un figlio può trasformarsi in un momento tutt'altro che positivo, caratterizzato da sentimenti di sconforto, sfiducia, tristezza.

Queste sono le caratteristiche di chi soffre di depressione post partum, patologia invalidante causa di sofferenze non solo per la donna che la sperimenta, ma anche per il figlio ed il partner che condividono con la mamma le sue difficoltà.

Se, però, hai sperimentato un calo dell'umore nelle settimane successive al parto questi sentimenti sono frequenti e assolutamente fisiologici.

Infatti la depressione post partum ha delle caratteristiche specifiche che la differenziano dal cosiddetto Baby Blues.

 

In questo articolo ti parlerò in dettaglio di questo argomento dandoti pure alcune informazioni sui passi che la ricerca ha compiuto nei confronti di questa patologia e la Mindfulness.

 

Baby Blues o Depressione postpartum?

Come accennato precedentemente, la gravidanza e il parto comportano inevitabilmente alterazioni biologiche del corpo umano, sopratutto a livello ormonale.

Alcune sostanze ormonali, come gli ormoni sessuali, modificano il proprio metabolismo durante tutta la gravidanza e subiscono un cambiamento repentino proprio in concomitanza del parto.

Questi eventi portano la neo-mamma ad attraversare un periodo instabile e incerto anche dal punto di vista dell’umore.

Statisticamente tra il 30 e l’80% delle donne sperimentano, proprio dopo la gravidanza, sentimenti come la tristezza e lo sconforto, la preoccupazione eccessiva, ansia, la tendenza al pianto, mancanza di motivazione e di piacere.

 

Questo fenomeno è chiamato Baby Blues.

 

Solitamente questi sintomi durano per poco tempo e si autolimitano, cioè spariscono senza lasciare tracce dopo 7 – 10 giorni.

Proprio per l’elevata frequenza con cui si presenta e per la sua transitorietà non può essere definita come condizione patologica, ma può essere vista come una conseguenza delle fisiologiche alterazioni dell'assetto ormonale della donna.

Una piccola percentuale di donne può presentare questi sintomi per periodi più prolungati, cioè oltre le due settimane.

Quando i sintomi non svaniscono bisogna indagare ulteriormente perché potrebbe subentrare al baby blues una condizione patologica più importante come la depressione post partum.

 

Depressione postpartum

Secondo le statistiche la depressione post partum colpisce il 10 – 20% delle donne e il 3 – 6% delle giovani pazienti può andare incontro ad un quadro patologico più grave come la depressione maggiore.

Il 50% delle madri che non assumono terapia risultano ancora depresse dopo 6 mesi dal parto.

E’ importante per le mamme e per i familiari sapere come riconoscere questa patologia perché, a differenza del baby blues, può portare a gravi conseguenze non solo per la salute della madre, ma anche per quella del neonato.

Molte vicende di violenza domestica accadute e narrate dalla cronaca nera possono essere ricondotte anche alla presenza di questo tipo di patologia, motivo per cui è fondamentale avere qualche strumento in più per notare e prendere gli opportuni provvedimenti il prima possibile.

La depressione post partum può essere riconosciuta attraverso i sintomi che la caratterizzano.

Possono essere presenti tutti o solo alcuni, ecco i più importanti:

  • Tendenza al pianto
  • Frequente irritabilità
  • Sensazione di mancata tolleranza nei confronti degli altri e del bambino
  • Disturbi del sonno come difficoltà nell’addormentamento o risveglio precoce
  • Eccessiva stanchezza fisica o psicologica con difficoltà di concentrazione
  • Ridotto appetito o, al contrario, eccessivo bisogno di cibo
  • Episodi di vertigini o palpitazioni
  • Sentimenti di inadeguatezza nell’accudimento del bambino
  • Eccessiva rigidità nella cura del piccolo come per gli orari dell’allattamento o l’igiene
  • Sentimenti frequenti di colpa per non essere la madre modello che si ci aspettava di essere
  • Perdita del desiderio sessuale o, più in generale, verso il compagno
  • Pensieri relativi alla volontà di voler far male al bambino (!!!)

Secondo gli studi le mamme che presentano già prima della gravidanza una bassa autostima sono più suscettibili all’insorgenza di questi disturbi, così come le donne che hanno già avuto episodi depressivi o alterazioni del tono dell’umore.

Fattori predisponenti possono essere:

  • La presenza di gravidanza indesiderata
  • Complicanze durante il parto con ospedalizzazione di madre e bambino
  • Ridotto sostegno psicologico per la madre

Sintomi simili sono stati riscontrati anche nei nuovi papà che potrebbero presentare sentimenti di sconforto, sfiducia, ansia, irritabilità e difficoltà nel prendersi cura del neonato.

Presumibilmente, quando colpisce il padre, le motivazioni sono più facilmente riconducibili a dinamiche di tipo psicologico come la difficoltà ad accettare la nuova condizione e il sentimento di inadeguatezza nello svolgere un ruolo di responsabilità.

Quando questi sintomi durano per molto tempo (come diversi mesi) tutta la famiglia può trovarsi in profonde difficoltà proprio in un momento della vita caratterizzato da molti cambiamenti e stravolgimenti.

Per questo motivo un pronto riconoscimento dei sintomi può condurvi a chiedere aiuto agli specialisti giusti per ridurre i disagi e vivere questa esperienza nel miglior modo possibile.

 

Come uscirne? Rimedi e terapie

Così come per molti disturbi dell’umore ci sono due tipi di trattamenti possibili: farmacoterapia e psicoterapia.

Gli antidepressivi sono sicuramente i più usati in questi tipi di disagi ma, proprio in questo caso, possono essere presenti molte controindicazioni al loro utilizzo:

  1. Effetti collaterali: ogni farmaco porta con se effetti collaterali che possono incidere sulle nostra capacità di prenderci cura di noi stessi e del bambino. Inizialmente possiamo avere la sensazione che la condizione stia peggiorando invece che migliorare.
  2. Allattamento: poche sono le informazioni certe sull’effetto degli psicofarmaci in relazione all’allattamento. E’ possibile che parte di queste sostanze che vengono assunte passino nel latte materno e, quindi, al bambino. Ecco perché spesso si consiglia di sospendere l’allattamento durante la terapia.
  3. Durata: una terapia farmacologica di questo tipo può durare per diversi mesi necessari a garantire una maggiore probabilità di successo del farmaco.

Ecco perché prima di iniziare una terapia con psicofarmaci è necessario consultare uno specialista e ragionare in termini di svantaggi/benefici, per capire se questa soluzione è la più adatta al tuo caso.

La psicoterapia in parte minimizza le controindicazioni dei farmaci ed è il primo intervento consigliato dalle linee guida internazionali. Intraprendere un percorso di questo tipo è sicuramente la scelta consigliata sin da subito, sebbene anch’essa richieda tempo e una certa predisposizione al seguire l’intero percorso.

 

E la Mindfulness???

Come può la Mindfulness aiutare chi si trova a soffrire di questo tipo di depressione?

Per capire meglio gli effetti benefici di questa pratica anche per i neo genitori vi riporto uno studio scientifico pubblicato nel luglio 2017 in una rivista specialistica del settore.

In questo studio, condotto da scienziati iraniani, 67 mamme con accertati sintomi di depressione post partum sono state suddivise in gruppi da circa 16 partecipanti.

I gruppi sperimentali hanno ricevuto un training di Mindfulness, mentre i gruppi di controllo no.

L’umore delle mamme è stato valutato tramite test prima e dopo il training.

I risultati sono stati abbastanza chiari: mentre i gruppi controllo presentavano gli stessi punteggi in entrambi i momenti, le mamme che avevano seguito il training di consapevolezza presentavano valori evidentemente inferiori di ansia e depressione.

Le mamme “consapevoli” erano maggiormente informate su come gestire e prevenire i disagi legati alla depressione post partum, erano più concentrate sulle loro esperienze emotive e sui propri stati interni ed erano capaci di ridurre l’impatto delle emozioni negative, erano meno impulsive.

I ricercatori concludono affermando che il training Mindfulness può essere considerato tanto efficace da avere effetti sovrapponibili rispetto al trattamento farmacologico psichiatrico.

 

Conclusioni

La depressione post partum è una patologia poco conosciuta e sottovalutata e, per questo motivo, spesso non riconosciuta in tempo. Per le sue caratteristiche può creare profondi disagi non solo a chi ne è affetto, ma anche all’intero sistema familiare e, sopratutto, al bambino appena nato.

Se hai letto l’articolo ora hai certamente qualche qualche strumento in più per non farti cogliere impreparata!!!

 

Grazie per aver letto questo articolo!!!

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Grazie per la lettura e a presto,

Gabriele

 

Bibliografia

- The effectiveness of mindfulness training on reducing the symptoms of postpartum depression - Hajieh Sheydaei, Azizreza Ghasemzadeh, Amir Lashkari , Parvaneh Ghorbani Kajani

- https://www.istitutobeck.com/depressione/depressione-post-partum


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